Editoriale
Sono decine di migliaia in un anno le persone che si sottopongono ad una visita medica per un problema di capelli (il 30% delle visite dermatologiche, secondo dati ISTAT). Sono numerosissime le persone, tra queste, che soffrono di un importante disagio psicologico (fino a veri disturbi della personalità) attribuito al problema dei capelli: come aveva dimostrato già una delle prime ricerche condotte nel 1994 e pubblicata sulla prestigiosa rivista Archives of Dermatology ( Maffei, Rinaldi), il disagio colpisce sia uomini che donne, sia giovani che adulti, di qualsiasi livello sociale.
Fino a vent’anni fa, però, il problema non era particolarmente considerato a livello medico e dermatologico: come se perdere i capelli non fosse una situazione “degna” di particolare attenzione, e d’altra parte la terapia non veniva in aiuto né al medico né al paziente. Questa situazione ha favorito certamente il proliferare di un mondo tricologico “parallelo” dove chi ha voluto speculare sul disagio di tante persone ha trovato uno spazio eccessivo e pericoloso.
Negli ultimi venti anni la ricerca scientifica ha fatto molti progressi, e l’attenzione in campo tricologico è aumentata: forse non ancora in modo proporzionale al disagio di quel numero di persone che soffrono per questo, ma quanto meno in proporzione all’interesse della gente e dei media.
Al giorno d’oggi è razionale pensare di rallentare la progressione della alopecia androgenetica sia negli uomini che nelle donne con le innumerevoli terapie a disposizione (che non si limitano, a mio avviso, ai pur fondamentali farmaci come la finasteride e il minoxidil), di fermare l’abbondante caduta di un defluvium telegenico, e di fare una diagnosi certa in una forma di alopecia areata o di alopecia cicatriziale. Allo stesso modo sarebbe conveniente poter curare un problema di capelli ai suoi stadi iniziali, per poter fermare la progressione il prima possibile: sia essa una situazione quasi “normale” come l’alopecia androgenetica, sia una forma francamente patologica come una alopecia cicatriziale. Senza peraltro tralasciare gli aspetti più frivoli, estetici, come l’utilizzo dei cosmetici dei capelli, delle tinture, e tutto quanto riguarda il campo cosmetico.
La International Hair Research Foundation si pone questo obiettivo: fornire tutti i mezzi di divulgazione per chiunque voglia approfondire questo argomento. Per questo motivo si rivolge a tutti i medici che si occupano direttamente o indirettamente di capelli ( in primis ai dermatologi per competenza di studio, ma anche a tutti gli altri specialisti che hanno connessioni con l’argomento tricologico, ai medici di medicina di base che spesso sono chiamati per primi in causa per un consiglio o una diagnosi), ai farmacisti. Ma, per diffondere in modo capillare la conoscenza più scientifica e più “seria” possibile, la Fondazione si rivolge ai professionisti dell’acconciatura (che spesso per primi possono segnalare l’inizio di un problema di capelli), alle persone interessate al problema. La Fondazione si avvarrà di vari mezzi per stimolare la conoscenza tricologica e favorire la ricerca scientifica: campagne di informazione, corsi di aggiornamento e completamento per medici, farmacisti, cosmetologi, iniziative di qualsiasi tipo utili a far chiarezza sull’argomento ai diversi livelli di interesse, organizzati con l’aiuto dei più autorevoli esperti italiani e internazionali. Senza dimenticarci che, nonostante tutto, stiamo parlando “solo” di capelli, cercheremo di occuparcene nel modo più impegnato e obiettivo possibile.
Fabio Rinaldi